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La tecnica infallibile per la vera pulizia interiore

Your Cleaning Service May Be Sweeping More Than Just Dirt Under The Rug 1024x515 1

Sei anche tu tra quelli che, invogliati dalle prime giornate di sole, sentono il bisogno di spalancare porte e finestre per far entrare l’aria nuova?

E che iniziano a buttare all’aria la casa e a fare grandi pulizie e riordini, come per accogliere al meglio la bella stagione?

Le pulizie di primavera sono un’antichissima usanza a sfondo religioso, di cui pochi conoscono l’origine.

Per poter festeggiare degnamente la Pasqua ebraica (che dura otto giorni e celebra la liberazione dalla schiavitù d’Egitto) era ed è tuttora necessario eliminare da qualunque abitazione ogni minima traccia di prodotti lievitati.

Naturalmente, per essere proprio sicuri che in casa non ci sia più neanche una briciola di pane o un granello di farina, bisogna ripulirla davvero molto a fondo.

Ecco il perché delle famose pulizie di primavera, in seguito diffuse anche presso gli altri popoli.

Quando, poco tempo fa, ho scoperto questa spiegazione storica, mi è subito venuto da pensare a una immagine che uso spesso durante i miei corsi.

Immagina di voler pulire casa tua. Arieggi, lavi, spolveri e inevitabilmente arriva il momento di passare la scopa sul pavimento.

Siccome però la sporcizia è davvero tanta e tu non hai voglia di buttarla, decidi di fare una cosa più sbrigativa: sollevi un angolo del tappeto e la nascondi lì sotto.

Sicuramente non fai veramente questa cosa, eppure è così che la stragrande maggioranza degli esseri umani si comporta nei confronti dei propri loop:

  • li ignora
  • fa finta che non ci siano
  • si volta dall’altra parte
  • finge di non vederli

Tutto pur di non doverli affrontare.

È un’abitudine comunissima, che quasi sicuramente hai anche tu e che avevo anch’io.

Non è colpa tua.

È qualcosa che ti porti dietro dalla più tenera infanzia, quando gli adulti ti spingevano a controllare e a reprimere le emozioni che provavi (paura, rabbia, noia, contentezza, sofferenza…) e a comportarti come se non le stessi provando.

Non devi pensare a maltrattamenti o abusi: è tutto molto più banale di così, sono episodi che hai vissuto chissà quante volte da bambino. Li abbiamo vissuti tutti.

Ti faccio un esempio.

Mettiamo che la mamma voglia andare a fare shopping con un’amica e si porti dietro Federico, di cinque anni.

Federico non ha nessuna voglia di andare in giro per i negozi di abbigliamento (a lui interessano solo quelli di giocattoli), ma naturalmente non può rimanere a casa da solo e quindi ci va.

Dopo che girano da quasi tre ore in un enorme centro commerciale, rumoroso, sovraffollato e con il riscaldamento a palla, mentre stanno per entrare nell’ennesimo negozio per provare il milionesimo capo, sul più bello Federico vede una gelateria, e lì vicino una giostra di quelle che piacciono a lui, a forma di diligenza del far west.

Alza lo sguardo verso la mamma e apre la bocca per chiederle il permesso, ma lei è tutta impegnata a dare consigli alla sua amica che ha litigato con il fidanzato e lo mette bruscamente a tacere.

All’uscita dal negozio Federico ci riprova, ma la reazione della mamma è ancora più nervosa, perché non ha trovato il vestito che cercava e di cui ha bisogno entro pochi giorni per andare a un matrimonio.

Federico è stanco morto e ha una fame nera perché ha saltato la merenda. Prova a dirlo alla mamma, suggerendole di prendergli un gelato, ma lei come se niente fosse, sempre infervorata a parlare, tira fuori dalla borsa una merendina e gliela allunga distrattamente.

A Federico quella merendina proprio non va giù, il sapore non gli piace e non riesce a inghiottirla senz’acqua, per di più camminando.

Comincia a piagnucolare e trascina i piedi per terra, ma la mamma lo ignora e continua a chiacchierare.

Quando arrivano davanti alla scala mobile e capisce che invece di scendere verso la macchina stanno per salire al piano superiore per continuare il giro, Federico pianta il muso e si rifiuta di proseguire.

La mamma, arrabbiatissima perché non vuole passare per quella che non sa farsi obbedire da un bambino, gli dà uno sculaccione, lo prende per un braccio, lo strattona e gli sibila: «Quando arriviamo a casa facciamo i conti!» mentre lo trascina su per la scala.

Federico capisce che se vuole evitare guai più grossi gli conviene cedere. Inghiotte le lacrime, reprime l’esasperazione e segue la mamma, rassegnato. Sempre meglio così che farla arrabbiare ancora di più.

A prima vista è una scena banale e priva di interesse, ma in realtà quello che ti ho appena descritto è il classico modo in cui ha origine un loop.

Da piccoli per noi i nostri genitori sono Dio, è impossibile che abbiano torto.

Quando ci costringono a fare qualcosa che non vogliamo, prima cerchiamo di resistere, ma poi finiamo inevitabilmente per cedere. Non potremmo fare altrimenti, vista la disparità di forze.

Non riuscendo a vederli come esseri umani che possono anche sbagliare, ci sentiamo in colpa per esserci opposti a loro e schiacciamo dentro di noi tutte le emozioni legate all’accaduto.

E siccome i bambini vivono di emozioni e non sanno ancora elaborare ed esprimere a parole le loro esperienze, si tratta sempre di emozioni molto forti e travolgenti.

Ecco perché agli adulti possono sembrare esagerate e irritanti: in realtà il bambino non le sa semplicemente gestire.

Quando l’adulto gli insegna – verbalmente o attraverso una reazione di rifiuto –  che l’emozione che prova è sbagliata, il bambino la ricaccia indietro e se ne allontana, impedendosi di sentirla.

È così che nascono i loop.

A forza di farlo e rifarlo, per centinaia e migliaia di volte, i loop si stratificano fino a formare una specie di muro che va a circondare la vera essenza di ciascuno di noi.

Vivere attraverso i loop ci condanna all’infelicità e alla sofferenza perenni e ci impedisce di realizzare ciò che veramente desideriamo, e che il più delle volte non conosciamo nemmeno, dato che è sepolto sotto una montagna di loop accumulati in tutta la vita.

Esiste un solo modo per liberarci di questa infelicità e sofferenza: scrollarci di dosso i loop e recuperare la nostra vera essenza.

«Ma è possibile?», ti starai forse chiedendo.

È possibilissimo.

Migliaia di persone nel mondo lo stanno già facendo.

Il metodo Magrin ti insegna esattamente questo:

  • liberarti dai loop
  • riappropriarti della tua vera essenza
  • vivere nella gioia e nella pace per il resto della tua vita.

Il libro Non penso dunque Sono ti spiega passo per passo come farlo.

Ti aspetto all’interno.

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