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Il nemico invisibile

nemico invisibile

Intro

La vita dello sportivo è dura, si sa.

Dietro le medaglie, dietro i podi, dietro quelle lacrime di gioia, ci sono centinaia di ore spese in una palestra.

Migliaia di bracciate in una piscina fredda in pieno inverno, mentre gli amici escono e vanno al bar a sorseggiare cioccolata calda.

Centinaia di ore passate a fare flessioni solo per potersi irrobustire e aggrapparsi agli anelli.

Nottate insonni a provare evoluzioni sul ghiaccio, essendo consapevoli che l’indomani ci sarebbe stato un altro compito in classe.

L’atleta, sin da bambino, è devoto al suo sogno e fa di tutto pur di raggiungerlo e qualificarsi alle prime gare regionali, alle prime universiadi, alle nazionali e alle olimpiadi.

Procede a gonfie vele verso il successo, fino a quando non si presenta lui.

Il (primo) nemico invisibile.

La paura del sovrainvestimento.

Quell’ansia che si presenta non appena si ha la consapevolezza di aver passato la vita a fare sacrifici per un sogno, senza avere la certezza che si possa realizzare.

Quel vuoto allo stomaco che impedisce loro di continuare a tutta birra a fare le gare e li fa concentrare, piuttosto, sulla paura di perdere e aver fatto sacrifici “inutili”.

Quel “E se avessi perso solo tempo, energie, risorse, relazioni e la possibilità di trovare un ‘lavoro normale’ “?

Questa paura, spesso, può presentarsi prima di una gara, ma anche durante gli allenamenti, rendendoli più faticosi.

E non fa altro che rendere la vittoria una meta sempre più lontana da raggiungere 

e l’allenamento un tragitto sempre più arduo da percorrere.

Ora, così come la paura del sovrainvestimento, ci sono altri ostacoli mentali, altri nemici invisibili, che influenzano la vita dello sportivo e rendono il percorso più ripido.

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Ansia da competizione

L’ansia da competizione può comprendere diverse paure.

(A proposito, qui puoi leggere il mio articolo su ansia e attacchi di panico)

Sotto questa gigantesca etichetta, infatti, a seconda del singolo e della sua storia personale, possono nascondersi i più diversi timori.

Pensa, ad esempio, alla paura del fallimento o alla paura di deludere le aspettative.

Ci sono tantissimi atleti che, da giovanissimi, hanno avuto risultati eccezionali.

Mostri di bravura che sono riusciti a battere ogni record alle Olimpiadi e che, 

tutto ad un tratto, si sono ritrovati bloccati, con un senso di vuoto allo stomaco, alle Olimpiadi successive.

L’immensa Simone Biles è un esempio.

(immagine)

Dopo aver vinto ogni medaglia possibile su TUTTE le discipline della ginnastica artistica alle Olimpiadi di Rio 2016, 

ha avuto un blocco e ha deciso di ritirarsi durante la competizione di Tokyo 2020.

<<Ho il peso del mondo sulle spalle>> disse.

Ed era del tutto comprensibile.

Tutti si aspettavano da lei nuovi record, nuovi ori, nuove conquiste.

Ma era quasi inevitabile non cadere o non avere il giusto equilibrio durante le evoluzioni.

Tutte cose che avrebbero danneggiato la sua squadra e, probabilmente, il suo fisico, se avesse deciso di proseguire.

Aveva un caso di “twisties”: corpo e mente non allineati.

Il peso delle aspettative, la paura del fallimento, l’ansia di non farcela e tanti altri ostacoli mentali invisibili la stavano tenendo ancorata, letteralmente, con i piedi per terra, 

e le stavano impedendo di volteggiare leggera come solo lei sa fare.

Ma come può la mente arrivare a fare tutto questo?

Qualsiasi pensiero, ansia o timore ci sia alla base, 

che si tratti di ansia per il sovrainvestimento, paura del fallimento, di farsi male o di deludere le aspettative,

si innesca sempre il solito meccanismo.

Un meccanismo del tutto fisiologico che impedisce di vivere il momento e di avere mente, corpo e azioni connessi tra loro.

Vedi, 

quando proviamo ad affrontare un ostacolo o a fare qualcosa di bello, la nostra mente dà vita ai loop.

Pensieri negativi che attivano sensazioni negative nel corpo.

Solitamente queste sono alla gola, al petto o alla pancia e vanno a rafforzare le emozioni negative.

Queste, come immediata conseguenza, non fanno altro che andare ad alimentare e costruire nuovi pensieri negativi che fanno ripartire la giostra del loop.

Questi circoli viziosi di pensieri-sensazioni, come risultato finale, interferiscono con la performance e bloccano gli atleti, anche i leggendari, dal migliorare le prestazioni o raggiungere le meritate vittorie.

Ora, tutto ciò che bisogna fare per avere successo è eliminarli.

Proprio come ha fatto la Biles.

Per riprendere alcune delle sue parole…

«Dobbiamo proteggere il nostro corpo e la nostra mente.

Ogni volta che sei in una situazione di stress, vai fuori di testa

La terapia mi ha aiutato molto.

Ho combattuto tutti quei demoni, ora devo concentrarmi sulla mia salute mentale. 

Nella mia testa ci sono solo io».

Ora, non importa che tu voglia chiamarli “twisties” , come ha detto la Biles, o loop.

Sappi che questi demoni della mente, quest’anomalia presente nel nostro corpo è tutto ciò che separa gli esseri umani dal successo.

E non parlo solo di quello olimpico.

Qualsiasi tipo di successo:

In amore, a lavoro, a scuola, nelle relazioni sociali…

Ti sei mai chiesto perché, ad esempio, a parità di abilità, competenze e opportunità, alcuni “ce la fanno” ed altri no?

La motivazione non è MAI da ricercare all’esterno, ma sempre all’interno.

Dentro ciascuno di noi.

Una volto individuato il loop, quella vocina – spesso – inconsapevole che, per anni, si annida nella mente, ognuno può scoprire la propria essenza ed essere, fare e avere tutto ciò che desidera.

Senza più alcun tipo di blocco o interferenza.

Fortunatamente, esiste un esercizio pratico, diviso in 6 step, che ti permette di riconnetterti al corpo e allinearlo alla mente, rendendola finalmente libera.

Qui ti ho fatto un riassuntone del mio libro “Non penso dunque sono”,

e ti descrivo esattamente come puoi anche tu scoprire qual è il tuo personale “pensiero dell’atleta olimpico” che, in questo momento, non ti fa raggiungere ciò che vuoi ed essere pienamente felice.

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